Siamo davvero necessari ?

I brevetti, o depositi in genere, realizzati senza ricorso ad un aiuto veramente competente balzano all’occhio con evidenza: non solo per la stesura non conforme alle norme o alle consuetudini, ma soprattutto per l’ambito di protezione veramente minimo che possono ottenere, anche quando vengono concessi.

In un brevetto, per ottenere una sufficiente valenza, occorre combinare l’attitudine ad esporre informazioni tecniche con una certa capacità di astrazione o filosofia della tecnica. Ed è necessario saper soppesare i vari aspetti di una soluzione tecnica per individuare e isolare quelli brevettualmente più rilevanti.

La nostra è in un certo senso filosofia applicata alla tecnica: astraiamo, scomponiamo, ricomponiamo e sintetizziamo mentalmente le varie parti, soppesiamo le parole, coniamo nuovi termini e definizioni, ci immaginiamo altre soluzioni, cerchiamo l’essenza delle invenzioni. È un lavoro difficile, perché le varianti da riunire concettualmente sono sempre tante, perché è importante evitare di avvicinarsi a quanto già noto, e perché le normative cui dobbiamo attenerci sono molte, ma siamo sicuri che sia questo il miglior modo di lavorare. Possono diventare consulenti italiani in proprietà industriale (o consulenti in brevetti e marchi) solo coloro che sono in possesso di una laurea e che dopo alcuni anni di apprendistato, certificato, hanno superato un apposito esame. Analoga e più difficile è la procedura per diventare consulenti o mandatari europei in brevetti. Consulenti italiani e consulenti europei fanno poi parte di appositi albi ufficiali e sono tenuti – tra l’altro – al segreto sulle informazioni ricevute.