In questi giorni la notizia della concessione di un brevetto intestato ad Amazon negli USA sta rimbalzando su tutti i giornali.
Questi ultimi, ovviamente, sono strapieni di errori marchiani nel valutare il brevetto: quasi tutti si fermano alla prima riga della rivendicazione scrivendo, quindi, che Amazon ha brevettato la realizzazione di fotografie su fondo bianco!
Tranquillizzatevi, niente di più falso, per contraffare il brevetto dovete anche seguire i complessi settaggi della macchina fotografica descritti nella stessa rivendicazione e dovete posizionare le illuminazioni nelle stesse posizioni descritte.
Non sono un esperto di fotografia, ma credo che contraffare tale brevetto sia al limite dell’impossibile.
Mi è quindi chiaro perché l’USPTO ha concesso un brevetto simile: un brevetto che sostanzialmente non conferisce protezione non dà alcun problema al mercato e, nello stesso tempo, dà allo stesso USPTO le tasse di concessione e di mantenimento in vita.
Non mi era invece chiaro perché Amazon potesse desiderare un simile brevetto!
Parlando con un mio amico fotografo la soluzione mi è apparsa alla luce del sole, anzi, dei riflettori. Amazon non voleva altro che la notizia stessa! Una pubblicità mondiale quasi gratuita e una notevole risonanza del nome stesso “Amazon”. Da notare inoltre che il brevetto non è stato esteso in altri paesi, segno che Amazon non vuole in realtà una vera tutela.
Impariamo tutti da questi geni della comunicazione un brevetto si ripaga da solo: un brevetto è sinonimo di qualità, innovazione, non imitazione, leadership… certo, bisogna anche pubblicizzarlo!

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