Può un marchio fare la differenza?

Attenzione non parlo di un marchio già affermato, ne del marketing ad esso collegato e nemmeno della bellezza del marchio, ma proprio della semplice presenza del marchio.

È una domanda difficile alla quale rispondere, oggi tutto ha un marchio, ma ho trovato un campo che può aiutare a dare risposta. Il campo dell’attività fisica.

Il “Crossfit” è una nuova disciplina sportiva che mischia diverse attività aerobiche e pesistiche, nonché movimenti tipici della ginnastica in una stessa sessione. Il Crossfit predica allenamenti periodici continui e continue variazioni di esercizi e movimenti. Gli allenamenti di Crossfit si eseguono con strumenti semplici ma non comuni e in palestre dedicate. Il Crossfit è stato creato nel 2000 da Greg Glassman e conta oggi più di 10 mila palestre affiliate in tutto il mondo.

Mike Mentzer negli anni ’70 rivoluzionò la tipologia di allenamento nel bodybuilding. Secondo questa nuova metodologia le sessioni di allenamento dovevano essere molto più rade e brevi di quanto non lo fossero precedentemente. Mentzer aveva sperimentalmente misurato i tempi di pausa migliori per raggiungere una maggiore crescita muscolare, ed era arrivato a soluzioni impreviste (anche più di due settimane!) che aveva applicato con successo su se stesso e sui suoi atleti.

Entrambi gli allenamenti hanno goduto e godono di notevole stima e riconoscimenti, ma, mentre il primo si è trasformato in un movimento internazionale da tutti conosciuto, il secondo è noto solo agli esperti. Come mai?

Qualcuno sostiene che l’allenamento di Mike Mentzer non necessita di strutture diverse e, non dovendosi differenziare, non è emerso. Tuttavia tale motivazione non è corretta. Anche l’allenamento di Mentzer prevede strutture presenti in poche palestre e istruttori preparati, che non prendano in giro gli atleti perché si allenano raramente o perché utilizzano dischi molto leggeri su bilancieri pesanti (la metodologia di Mentzer prevede un aumento costante e leggero dei pesi sollevati, ne consegue che è necessario incrementare anche solo di un chilo un bilanciere da 70-100kg). Immagino che se ci fossero palestre che riportano il nome di Mentzer molti sarebbero iscritti.

Ora pensate di essere un atleta amatore di una e dell’altra disciplina e di rispondere alla domanda: “Che sport fai?”.

Nel primo caso rispondete senza dubbio: “Faccio Crossfit”.

Nel secondo caso cosa rispondete? Rispondete “Faccio pesi e mi alleno secondo la metodologia di Mike Mentzer”? Oppure rispondete “Faccio pesi” senza nulla aggiungere? Direi la seconda.

Ma c’è di più: quando leggo “Crossfit” so che andrò da un certo tipo di istruttore, in un certo tipo di ambiente e troverò un certo tipo di compagni. Quando vado “in palestra” ho solo un punto di domanda.

Sì, certo, anche Mentzer aveva dato un nome al suo allenamento (Haevy-Duty) ma non lo aveva mai proposto al di fuori del titolo dei libri e comunque lo aveva sempre utilizzato in secondo piano.

Dare un nome alle cose è in realtà in parte darle consistenza, creare un’ancora mentale negli utilizzatori. Si dice che quando si nomina una persona, nel bene o nel male, la si rafforzi. Io credo che sia vero, se nomino qualcosa lo rafforzo, lo divulgo, lo espando. Ma come possono nominare qualcosa che non ha nome?

Detto ciò, penso di aver risposto alla domanda che ha aperto il post.