Copyright degli emoticon o emojis, marchi sugli emoticon, design di emojis… la domanda “gli emojis sono protetti o liberi?” è molto frequente nel mondo IP in questi ultimi anni.

Il WIPO (World Intellectual Property Office) ha appena pubblicato un articolo in proposito che approfondisce notevolmente la tematica.

Riprendiamo di seguito il concetto con un nostro parere.

Cosa sono gli Emoji

Chiariamo innanzitutto cosa siano gli emojis.

Gli emojis sono “faccine” o piccole figure che possono essere inserite nei messaggi o nei testi in generale in linea con le lettere e parole. Tipici emojis di faccine tristi e sorridenti ma anche di fiori, frutta, animali, bandiere e altro ancora. Gli emojis sono stati recentemente standardizzati (Unicode-defined emojis) da Google® ed Apple®. Conseguentemente, un messaggio contenete emojis può essere trasferito (ad esempio con un copia-incolla) su diverse piattaforme (WhatsApp®, Google Hangout®, Facebook®…) mantenendo inalterati gli emoji: ad un emoji di una faccina sorridente mi corrisponderà sempre un emoji di una faccina sorridente, anche se leggermente diversa a seconda della piattaforma.

Possiamo paragonare gli emojis alle lettere e ai font: a un certo codice digitale corrisponde un emoji specifico, quale una faccina con gli occhi a cuore, ad un altro codice digitale corrisponderà una differente emoji, quale una faccina ridente con lacrime agli occhi e così via. Le differenti espressioni di quest’ultimo emoji sono ad esempio di seguito riportate.

Diverse espressioni di emoji che riportano una faccina ridente con lacrime agli occhi

 

Allo stesso modo, per continuare il parallelo con i caratteri e font, la lettera dell’alfabeto ”A” corrisponde ad un certo codice informatico (codice ASCII) ed è disegnabile in diversi modi, come di seguito illustrato, ma sempre in maniera che la lettera stessa sia riconoscibile.

Diversi font che riportano la lettera “A”

 

Esistono inoltre altri emojis, o icone o disegni, proprietari di piattaforme specifiche e non standardizzati (per il parallelo con l’alfabeto, si tratta di alfabeti segreti noti solo a pochi individui all’interno di una oganizzaizone). Tali Emoji, utilizzati per esempio da Skype®, non sono oggetto del presente approfondimento.

La tutela dei Font

I font sono tutelabili?

Certo che sì. Tramite deposito di design e diritto d’autore.

Esistono siti web che campano sulla vendita di licenze sui font, senza tutela crollerebbe la loro attività.

Le grandi aziende investono parecchio nella creazione e realizzazione di font proprietari, che in questo caso fungono anche da marchio della azienda stessa. Ad esempio la Apple ha creato il font “San Francisco” (https://developer.apple.com/fonts/), Google ha creato il font “Product Sans”(https://design.google/library/evolving-google-identity/), recentemente Netflix ha creato il suo font “Netflix Sans” (http://www.artwort.com/2018/03/22/design/grafica/netflix-sans/).

Sul sito del EUIPO troviamo centinaia di Font registrati come Design.

Ovviamente la tutela dei Font è difficilmente azionabile e forse più frequentemente azionata come contraffazione di marchio o concorrenza sleale (provate a marchiare una bibita con un logo avente un font analogo al font della “Coca-Cola” e scappiatemi dire le reazioni della azienda di Atlanta…)

Oppure ancora la tutela dei font sarà attuata quando troveranno il metodo di rivelare automaticamente i font pubblicati (analogalmente a quanto succede oggi per le immagini), per scoprire font proprietari scaricati illegalmente.

La tutela degli emoji

Non vedo perché la tutela degli emojis debba minimamente variare rispetto alla tutela dei font.

Fino a un anno fa, c’era molto timore e incertezza riguardo a questo settore. In particolare, secondo diverse fonti web, gli emojis più comuni appartenevano alla Apple® e molti altre piattaforme ne stavano alla larga.

Google sviluppò la sua (terribile, lasciatemelo dire) linea di emojis, di seguito riportata.

Emoji Android 7 Nougat

 

Facebook® sviluppò la propria linea di emojis (ancor più terribile):

Emoji Facebook 2016

 

Alcune piattaforme pubblicizzavano la possibilità di dare gratuitamente librerie di emojis, che si definivano quindi “open source emojis” (https://www.kickstarter.com/projects/kagetsuki/phantom-open-emoji).

Open source Emojis phantom

 

Dalla differenza che tutte le librerie conferivano agli emojis era chiaro che esisteva almeno il timore di una forte tutela degli Emojis stessi.

Gli emojis oggi

Oggi quasi tutte le case stanno convergendo su emojis più standard e simili, eloquente è la progressione di Google (nell’immagine di seguito i nuovi emojis (android 8.1) rispetto ai precedenti).

Emoji Android 8.1 Oreo (linea superiore) e Emoji Android 7 Nougat (linea inferiore)

 

Anche Facebook utilizza emojis più standard.

Emoji Facebook 2018

 

Sono disponibili librerie gratuite di emojis assolutamente standard (https://www.emojione.com/emoji/v3).

L’articolo del WIPO

L’articolo del WIPO giunge proprio in questo contesto e, fingendosi un articolo puramente informativo, finisce per essere un importante punto fermo per chiunque voglia affrontare l’argomento, giudici di ogni paese compresi.

Tale articolo arriva a sostenere:

most individual emojis will not receive copyright protection…

…Even if an individual emoji qualifies for copyright protection, its scope of protection may be quite narrow. …

Does the world really need hundreds of slightly different emoji implementations of the smiley? No, but copyright law may motivate platforms to proliferate variations nonetheless.

 

L’articolo del WIPO, sostanzialmente, sostiene che non sia conferibile alcuna protezione agli emoji codificati! L’articolo del WIPO è quindi molto più di un blog post, è una linea guida per la giurisprudenza di tutto il mondo.