Dopo Nike®, Apple®

e tante altre multinazionali anche Amazon® sta seguendo il nuovo trend: utilizzare marchi esclusivamente grafici, ossia marchi privi di qualsiasi lettera, parola o numero.

Nelle confezioni e sui camion Amazon®, ad esempio, si vede, in maniera preponderante, esclusivamente la “freccina-sorriso” di Amazon®, che è presente, ad esempio sul sito web, al di sotto della dicitura Amazon® stessa.

I marchi esclusivamente figurativi hanno diversi vantaggi, in primis un immediato riconoscimento, un non necessità di traduzione.

Dal punto di vista della registrazione, inoltre, questi marchi sono ideali: impossibilità di somiglianza semantica o fonetica, distintività certa, impossibilità di essere descrittivi, possibilità di protezione per qualsiasi classa merceologica anche tramite deposito di design.

Tuttavia, personalmente, storco un po’il naso di fronte a tali marchi… insomma il nostro cervello classifica tutto per parole, mi toglie sicurezza non avere parole o lettere.

Se devo raccontare a un amico dell’azienda che vende cose on-line che ha un logo che è una via di mezzo tra un sorriso e una freccia… siamo sicuri che mi capisca?

Se devo cercare on line una maglietta tecnica che ha un logo con una specie di falce… come faccio?

Ma vogliamo compararlo con la bellezza di un logo Coca-Cola®! Chiaro, riconoscibile a distanza, rassicurante!

Se proprio è necessario un simbolo opterei per una via di mezzo: un bel marchio costituito da un monogramma tipo Luis Vuitton®, McDonald’s®, Volkswagen® penso farebbe contento sia il sottoscritto che i pubblicitari!

Recentemente leggo articoli del nuovo caccia russo.

Sono messe in evidenza le sue particolari caratteristiche e abilità di manovra.

Strano! Non sarebbe meglio tenere segrete le proprie armi? In caso di combattimento potremmo godere di un migliore effetto sorpresa.

Evidentemente no.

Meglio, esiste un effetto che è ritenuto più importante dell’effetto sorpresa: l’effetto deterrente.

Ogni titolo di proprietà industriale, anche quelli scalcagnati si portano dietro quest’effetto deterrente. Come conseguenza gran parte della concorrenza, ed a volte proprio tutta, evita di realizzare un qualcosa a spanne troppo simile al nostro dispositivo.

Noto ad esempio il rullo massaggiante (un cosiddetto foamroll) della Blackroll® … indico quel rullo come esempio a tutti i clienti che mi chiedono se sia opportuno scrivere “brevetto depositato” o simile sui loro prodotti.

 

 

 

 

 

 

 

Osservate bene il rullo… e un cilindro in polimero espanso! Quanto costa? Circa 30€!

Da che cosa è protetto? Da un design registrato ed anche da una dicitura scritta a caratteri cubitali: “Registered Design No. 000580873” (vedi la prima immagine. Complimenti quindi alla tedesca Blackroll® e suggerisco ai nostri imprenditori di prendere esempio!

Qualcomm sostiene che Apple sia indietro di pagamenti di licenze brevettuali di 7 miliardi di dollari! Riporta Reuters. Apple nega il debito e sostiene che Qualcomm stia chiedendo un doppio pagamento di royalties, quando Apple usa i chip di Qualcomm e tramite royalties. Qualcomm a sua volta sostiene che Apple stia cercando di distruggere il suo legittimo business dopo aver concordato con Qualcomm stessa stesso per anni.

Dai presupposti suppongo che Apple versasse cifre annuali a 10 zeri a Qualcomm per licenze brevettuali! Leggo anche che Qualcomm ha un fatturato di 19 miliardi di dollari… ed Apple di 229 G$… la cifra è importante per Qualcomm (al limite del decisivo) ma è significativa anche per Apple…

Devo suggerire ai miei Clienti di brevettare di più e di fare licencing dei brevetti… fidatevi il licensing non funziona solo per i giganti delle tecnologie ma per tutti noi. Certo dobbiamo accontentarci di cifre minori. Io mi accontenterei anche di 3-4 zeri in meno… Voi no?