Sono un grande estimatore di Elon Musk.

Impensabile come un uomo possa pensare e fare tutti i passaggi necessari per portare l’uomo su Marte, oltre l’eroico!

Devo però fare i conti con le sue parole sui brevetti:

https://www.youtube.com/watch?v=IcIzaqSnBdA&ab_channel=ThenotsoboringMan

Elon sostiene che:

  • I brevetti sono inutili,
  • I brevetti arricchiscono solo gli avvocati, ad esempio nella lite tra Samsung ed Apple nessuno ci ha guadagnato (Strano ricordo 0,5 Miliardi di Dollari pagati da una parte all’altra),
  • I brevetti servono per rallentare la concorrenza (ma non erano inutili?) ma a lui non interessa rallentare la concorrenza.

Ma l’argomentazione vincente è: se al gruppo Tesla Motors non interessano i brevetti, perché ne deposita più di 300 ogni anno? (Fonte: https://insights.greyb.com/tesla-patents/).

Come dicevano una volta: “Guarda quello che la gente fa, non quello che la gente dice“.

OK, i brevetti sono impopolari al grande pubblico, è diverso. Elon Musk è un grandissimo imprenditore e sa che la sua immagine è fondamentale!

Alla Lunati & Mazzoni cerchiamo un nuovo ingegnere (meccanico, energia), anche al primo impiego, che intenda diventare consulente in brevetti.

Indispensabili: voglia di fare e di imparare e un ottimo possesso della lingua inglese!

Se interessati inviate curriculum a candidature(at)lunati-mazzoni.com

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n.175 del 23 luglio 2021 del decreto direttoriale 13 luglio 2021 di programmazione delle risorse da assegnare alle misure Brevetti+Disegni+ e Marchi+ prende avvio il percorso per la riapertura dei bandi, così come previsto dalle Linee di intervento strategiche sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023 adottate con il D.M 23 giugno 2021.

La dotazione finanziaria di 38 milioni di euro da destinare ai contributi alle PMI è così ripartita: 23 milioni per Brevetti+; 12 milioni per Disegni+; 3 milioni per Marchi+.

I nuovi bandi, che saranno emanati entro fine mese, conterranno anche i termini di presentazione delle domande di contributo (presumibilmente a partire dal mese di settembre).

Affrettatevi ad attivarvi, sono bandi che si esauriscono prestissimo!

Il visionario imprenditore Elon Musk compie oggi 50 anni.

Un suo famoso discorso recita:

“If you can properly phrase the question, then the answer is the easy part.”

[Se la domanda è ben posta, la risposta è semplice].

Insomma, secondo Musk porre le domande giuste è la parte difficile del lavoro.

Sono assolutamente d’accordo con lui, perché ho riscontrato nel mio mondo la stessa cosa, ne ho parlato anche nel mio libro (Link).

Traduco brevettualmente la citazione.

Negli esami brevettuali è stato definito il problem-solution approach, un procedimento ideato dall’European Patent Office per valutare l’inventività delle nuove soluzioni oggetto di domanda di brevetto.

Il problem-solution approach, si rispecchia nella dualità domanda-risposta della citazione di Elon Musk: il problem è la domanda e la solution è la risposta.

Nel mio lavoro ho visto decine di solution che erano apparentemente molto semplici. Infatti, molto spesso, per mia esperienza, la chiave dell’innovazione non è la soluzione ma il problema tecnico specifico di settore, proprio come la domanda è la parte complessa del sintagma domanda-risposta.

Mi piacerebbe avere più inventori (li chiamerò così, che essi siano tecnici o imprenditori) che mi contattassero con il problema, quelle poche volte che è capitato è poi stato un successo. Solo gli inventori esperti sono a contatto con il problema tecnico. Conoscere il problema tecnico significa conoscere la tecnologia, i desideri dei propri clienti, significa avere il polso della situazione. Il problema tecnico è la porta dell’innovazione. La soluzione, tante volte, non è così complessa per Università e uffici di ricerca.

Paradossalmente, molte volte, gli inventori hanno la risposta e non la domanda, la solution e non il problem e sta a noi patent attorney ricostruire a posteriori, e non senza difficoltà, il problema, ossia la domanda.

Cari inventori, i vostri problemi [tecnici] valgono oro!

Lunati & Mazzoni entra a far parte del Polo della Cosmesi https://www.linkedin.com/posts/polo-della-cosmesi_polo-della-cosmesi-i-nuovi-soci-2021-salgono-activity-6813486324251676672-rBKy.

Siamo felici di intraprendere questo passo per essere sempre più vicini alle aziende Italiane!

Un recente studio realizzata dall’EPO (Ufficio brevetti Europeo) e dall’EUIPO (L’ufficio Europeo che si occupa di marchi e modelli) ha analizzato le PMI ad alta crescita (https://euipo.europa.eu/tunnel-web/secure/webdav/guest/document_library/observatory/documents/reports/2019_High-growth_firms_and_intellectual_property_rights/2019_High-growth_firms_and_intellectual_property_rights.pdf), ossia le imprese che sono cresciute (per fatturato o dipendenti) di più del 20% all’anno per tre anni consecutivi, e le PMI a crescita positiva negli ultimi tre anni (lo studio è pre-Covid).

I risultati sono stati sorprendenti: le PMI Europee che depositano brevetti nazionali hanno il 18% di possibilità in più di avere crescita positiva (rispetto a chi non ne deposita) e il 6% di possibilità in più di avere alta crescita.

Le PMI Europee che depositano brevetti Europei hanno il 26% di possibilità in più di avere crescita positiva e il 17% di possibilità in più di avere alta crescita.

Ma ancora meglio sono stati i gruppi di titoli di Proprietà Industriale (IP rights), le PMI Europee che hanno sia almeno un Brevetto, che almeno un Marchio che almeno un Design hanno il 55% di possibilità in più di avere crescita positiva e il 33% di possibilità in più di avere alta crescita!

Questo studio si scontra con altri dati (da Sole24Ore), secondo i quali solo il 9% delle PMI Europee registra titoli di IP, e solo il 4% (!) delle PMI Italiane (NDR: La cui innovatività è incomparabilmente superiore all’innovatività delle aziende del resto d’Europa) registra titoli di IP!

La strada per la crescita è bene identificata, c’è molto lavoro da fare!

Come saprete, una freedom to operate, è un’analisi sulla possibilità, relativamente titoli di IP di proprietà di terzi, in particolare brevetti, di mettere in commercio uno specifico dispositivo.

Si tratta di analisi spesso molto complesse che necessitano decine di ore di lavoro di più consulenti.

Tali analisi partoriscono una bottom line, che, nei casi più fortunati, è sostanzialmente nulla.

Tuttavia non è importante solo la bottom line, specie nei riguardi di clienti B2B, investitori, partner commerciali e addirittura concorrenti è molto importante anche mostrare la montagna che ha partorito il topolino, il lavoro accurato di ricerca ed analisi che è stato fatto.

È per questo che alla LM, invogliati dai nuovi strumenti tecnici di stampa digitale, che consentono di ottenere anche un esemplare unico di un libro rilegato professionalmente con brossura e copertina flessibile, abbiamo deciso di dare una veste cartacea alla consulenza.

Vi assicuro, rispondere ad un terzo, “si abbiamo fatto un’analisi, ora la cerco tra le email” rispetto a “ecco qui la nostra analisi di 1000 pagine, rilegate professionalmente”, fa tutt’un’altra impressione. Come si suol dire “anche l’occhio vuole la sua parte” ed “è la prima impressione quella che conta”.

Come noto a tutti il brevetto Europeo, esistente dal 1973, è costituito da una procedura di concessione unitaria, portata a termine dall’Ufficio Brevetti Europeo, alla quale segue una spachettizzazione del brevetto ed una suddivisione in brevetti nazionali, sottoposti, in caso di lite, al giudizio di tribunali nazionali.

Da ormai due decenni l’Unione Europea, o almeno parte delle stessa, prova a portare avanti il progetto di un Brevetto Europeo Unitario, in cui, all’interno dell’UE, il brevetto viene ritenuto unitario e giudicato da tribunali appositamente previsti.

Sono ormai almeno cinque anni che il traguardo, che sembra a pochi metri, continua ad allontanarsi. In particolare, hanno pesantemente influito rallentamenti causati dalla Brexit, da una causa presso la Corte Costituzionale in Germania, da un “no” del parlamento tedesco (se ho ben capito formalmente dovuto a mancanza di quorum a causa “Coronavirus”), e, pochi giorni fa, da una ulteriore causa presso la Corte Costituzionale in Germania (https://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/upc-in-karlsruhe-verfassungsklage-blockiert-abermals-einheitspatent-17144279.html).

Proprio la Germania, dopo anni di pressing, sta bloccando il brevetto Europeo Unitario.

Personalmente trovo molte contraddizioni nel brevetto Europeo Unitario. Basti pensare che già esistono mezzi per far valere la contraffazione, dichiarata in una nazione dell’UE, in un’altra. Basti pensare che il principale punto di discussione, negli anni, è stato il fatto che ogni nazione vuole avere il diritto di valutare internamente la validità del brevetto, quando la validità del brevetto è lasciata al 99% all’Ufficio Brevetti Europeo, che è centralizzato. Perché semplicemente non prolungano per tutta la durata dal brevetto Europeo (non Unitario) il periodo di possibile opposizione? Magari chiamandolo annullamento, come per il marchio Europeo?

Poco male, il brevetto Europeo tradizionale funziona alla grande da quasi cinquant’anni, basti pensare che gli stati membri sono addirittura 44, che anche stati esterni all’Europa geografica ne hanno chiesto adesione negli ultimi anni, e che, complice il London Agreement, sono notevolmente diminuiti i costi di validazione dello stesso brevetto Europeo.

L’EPO ha recentemente affrontato l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (AI) nelle domande di brevetto (https://www.epo.org/news-events/in-focus/ict/artificial-intelligence.html).

L’intelligenza artificiale è considerata una branca dell’informatica, quindi le invenzioni che coinvolgono l’AI sono considerate come “computer-implemented inventions” (CII). Insomma, siamo da capo a quella che è volgarmente detta “brevettabilità del software” di per se ormai nota e collaudata.

Infatti, le CII non sono escluse dalla brevettabilità se hanno un carattere tecnico. Nel corso degli anni, la giurisprudenza delle Commissioni di ricorso dell’EPO ha stabilito una linea di giudizio e prevedibile per la brevettabilità delle CII (o software che dir si voglia)

Lo stesso approccio si applica alle invenzioni attuate dal computer relative all’AI. L’intelligenza artificiale si basa su modelli computazionali e algoritmi matematici che sono di per sé di natura astratta. Tuttavia, brevetti possono essere concessi quando l’AI è applicata per risolvere un problema tecnico. Ad esempio, l’uso di una rete neurale in un apparecchio di monitoraggio del cuore allo scopo di identificare i battiti cardiaci irregolari fornisce un contributo tecnico. L’uso di AI per ottimizzare i carichi di lavoro in un network informatico, la classificazione di immagini digitali, video, segnali audio o vocali in base a caratteristiche di basso livello (ad esempio bordi o attributi di pixel per le immagini) sono altre tipiche applicazioni tecniche dell’AI.

Insomma, la questione della brevettabilità dell’utilizzo dell’AI si può riassumere con un confortante “niente di nuovo”.

Una premessa: i risultati del mio blog + linkedIn mi incoraggiano notevolmente.

Dai feedback mi sembra di essere utile e di suggerire semplici accorgimenti che possono aiutare notevolmente.

Mi fa molto piacere!

Non posso che fornirvi altri consigli.

Ricordo ancora il post sui segreti commerciali (https://www.lunati-mazzoni.com/2020/10/14/tutelare-i-segreti-commerciali/) e sulla loro tutela, addirittura immediata e priva di sforzo se i segreti commerciali sono trattati insieme ai dati particolari (ex-sensibili) del GDPR.

È un po’come dire: se avete due figli che vanno alla stessa scuola, agli stessi orari, accompagnateli insieme e non uno alla volta.

Ora volevo darvi un altro piccolo suggerimento.

Quasi tutti, nelle vostre aziende, avete un modulo (cartaceo o digitale) da compilare in ingresso, allo scopo di registrare i visitatori per la sicurezza ed anche per il trattamento dati. Nello stesso modulo inserite una casella da spuntare sull’impegno alla segretezza. Ad esempio una casella sotto una voce: “Il visitatore si impegna alla segretezza come da accordo riportato in calce al presente foglio” (il tutto può essere fatto molto più agevolmente con un tablet, come ho visto in diverse aziende).

In calce al foglio riportate un qualcosa del tipo:

Il Visitatore si impegna a mantenere il segreto, salvo esplicito consenso, sulle informazioni e/o materiale che gli saranno mostrati, descritti o che vedrà nella presente società ABCXYZ [nome società].

Il Visitatore assicura massima correttezza e garantisce che non richiederà privative connesse alle dette informazioni e/o materiale e che non intraprenderà azioni, incluse quelle di concorrenza, che possano limitare i diritti e le potenzialità della società ABCXYZ, in relazione a quanto evidenziato dalle dette informazioni e/o materiale.

Un legale potrà consigliarvi meglio.

In questo caso, sostanzialmente senza sforzo, rafforzerete la tutela dei vostri segreti commerciali ed inoltre farete sì che qualsiasi divulgazione avvenuta, volontariamente o meno, ad opera di un visitatore, non sia un ostacolo a una potenziale futura brevettazione.