Operazione Tesla: un pubblico “cross-licensing”

In questi giorni rimbalza sui blog di tutto il mondo il comunicato di Tesla Motors, che, apparentemente, rinuncia ai propri brevetti in nome del bene comune.

Ovviamente, tutti noi della proprietà industriale, ci siamo interrogati sull’operazione.

In particolare, alcune motivazioni citate sul blog di Tesla mi sono sembrate molto strane. Ad esempio, lo scrittore dell’articolo di Tesla sostiene che i brevetti sono spesso utilizzati solo per punire contraffattori inconsapevoli, a scopo di lucro (il cosiddetto “trolling”). Beh, mi viene da dire che se sei contrario a tale uso dei brevetti basta non usarli così… come dire “non utilizzo più il microonde perché ho letto sul giornale che qualcuno ci ha messo volontariamente dentro il gatto” … io il microonde continuo a usarlo, senza metterci dentro il gatto …

Per capire le motivazioni di Tesla (ovviamente sempre a mio parere) é necessario analizzare due cose:

  • i vantaggi dell’open source,
  • i dettagli della lettera del blog Tesla.

Per quanto riguarda i primi, l’open source ha il vantaggio di creare rapidamente, in modo automatico e senza fatica, una ampia rete di collaboratori e sviluppatori che contribuiscono al successo dell’intera comunità. Ad esempio il software Linux ha creato una fitta reti di collaboratori, sviluppatori, rivenditori e consulenti, che hanno colto il business in breve tempo e totalmente gratuitamente, diffondendo enormemente il prodotto e creando vantaggi secondari non direttamente connessi alla vendita del software.

In effetti, come ho letto sul blog di un mio collega, questo è quanto serve anche a Tesla, che ha un enorme fetta di mercato delle auto elettriche (43%) ma una scarsa fetta di mercato del settore auto completo (come sostiene la stessa Tesla, circa l’1%). Una fitta rete di collaboratori sparsi nel mondo può erodere punti alla prima fetta di mercato, ma sicuramente compensa, aumentando la seconda fetta di mercato, che è enormemente espandibile.

In secondo luogo Tesla non abbandona in realtà i propri brevetti, ma li mantiene e li offre in licenza a chi li adopera in “buona fede” (“Tesla will not initiate patent lawsuits against anyone who, in good faith, wants to use our technology”) … Cosa significa? Secondo me significa ok agli sviluppatori di “app” che a loro volta mi cedono la loro tecnologia, no ai clonatori. Altrimenti Tesla avrebbe semplicemente non pagato più le tasse di mantenimento in vita dei propri brevetti, lasciandoli decadere.

Sostanzialmente, Tesla sta facendo un enorme operazione di cross-licensing (per i non addetti ai lavori cross-licensing significa: “io ti lascio usare il mio brevetto e tu lasciami usare il tuo”). Tale operazione non è poi così diversa da quella che hanno fatto negli ultimi 15 anni i produttori di telefoni cellulari prima che Apple desse fuoco alle polveri.

Ovviamente Tesla, maestra di comunicazione,  ha giustamente approfittato per realizzare, nello stesso tempo, una incredibile operazione pubblicitaria, completamente gratuita.

Complimenti a Tesla, complimenti all’open source e complimenti anche ai brevetti (anche se ingiustamente passati per cattivi nell’operazione Tesla). Senza brevetti infatti Tesla Motors sarebbe costretta a produrre in segreto le proprie macchine per impedire clonazioni e non avrebbe potuto realizzare tale operazione.

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