Con l’articolo 110 del DL 104/2020, sono stati introdotti importanti novità nella rivalutazione dei beni d’impresa e in particolare di assets intangibili come i brevetti, i marchi e i design.

In dettaglio, il Decreto Legge del 14 Agosto 2020, n. 104, “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”, prevede la possibilità di rivalutare i beni a un costo fiscale contenuto. Infatti, questo provvedimento permette una rivalutazione ai fini fiscali degli assets intangibili con un’imposta sostitutiva del 3% (molto più bassa delle aliquote fino a oggi in vigore del 12% sui beni ammortizzabili e del 10% su quelli non ammortizzabili) ed anticipa la decorrenza degli effetti fiscali all’esercizio successivo a quello di rivalutazione (invece che dal terzo esercizio successivo).

Inoltre, l’operazione di rivalutazione di brevetti, marchi e design, così come prevista dall’articolo 110 del nuovo provvedimento consente di far emergere un maggior patrimonio netto, da utilizzare sia per la copertura di perdite senza la necessità di abbattimenti del capitale, sia per migliorare il rating creditizio (fondamentale ad es. per la concessione di finanziamenti o fidi bancari).

Per accedere a questi vantaggi fiscali l’azienda può quindi portare inserire i propri brevetti, marchi e/ design semplicemente valutandoli ai soli costi contenuti o, se desidera attribuire un valore più elevato, richiedendo al proprio consulente in proprietà industriale l’esecuzione di una perizia al fine di verificare il reale valore del bene.

Come tutti sanno, i brevetti possono essere concessi in licenza a terzi, tipicamente in cambio di una Royalties.

In breve, un’azienda ottiene il permesso di realizzare l’oggetto di un brevetto non suo in cambio del pagamento di una percentuale del fatturato ottenuto con l’oggetto brevettato.

L’utilizzo delle Royalties è anche il metodo più semplice per valutare il valore di un brevetto. Infatti è sufficiente valutare il fatturato ottenuto con il prodotto brevettato, che quindi deve essere sul mercato, moltiplicarlo per una Royalties media di settore e per gli anni di durata del brevetto (salvo prevedibili problemi di obsolescenza della tecnologia), per ottenere il valore del brevetto.

Ma quanto valgono le Royalties?

Un paper del WIPO riporta una tabella (in realtà incompleta) che suddivide le Royalties per settore, riportando una Royalties media del 6%.

Un altro importante studio classico, di Robert Goldscheider, stabilisce che una Royalties deve essere circa il 25% del guadagno ottenuto con il prodotto brevettato.

Recentemente Johnatan E. Kemmer, (https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1141865) ha realizzato uno studio ed ha concluso che il tasso di Royalties è usualmente compreso tra il 25% del margine di profitto lordo ed il 25% degli EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, ovvero “utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti”). Lo stesso paper riporta anche un grafico più completo.

 

Un recente studio realizzata dall’EPO (Ufficio brevetti Europeo) e dall’EUIPO (L’ufficio Europeo che si occupa di marchi e modelli) ha analizzato le PMI ad alta crescita (https://euipo.europa.eu/tunnel-web/secure/webdav/guest/document_library/observatory/documents/reports/2019_High-growth_firms_and_intellectual_property_rights/2019_High-growth_firms_and_intellectual_property_rights.pdf), ossia le imprese che sono cresciute (per fatturato o dipendenti) di più del 20% all’anno per tre anni consecutivi, e le PMI a crescita positiva negli ultimi tre anni (lo studio è pre-Covid).

I risultati sono stati sorprendenti: le PMI Europee che depositano brevetti nazionali hanno il 18% di possibilità in più di avere crescita positiva (rispetto a chi non ne deposita) e il 6% di possibilità in più di avere alta crescita.

Le PMI Europee che depositano brevetti Europei hanno il 26% di possibilità in più di avere crescita positiva e il 17% di possibilità in più di avere alta crescita.

Ma ancora meglio sono stati i gruppi di titoli di Proprietà Industriale (IP rights), le PMI Europee che hanno sia almeno un Brevetto, che almeno un Marchio che almeno un Design hanno il 55% di possibilità in più di avere crescita positiva e il 33% di possibilità in più di avere alta crescita!

Questo studio si scontra con altri dati (da Sole24Ore), secondo i quali solo il 9% delle PMI Europee registra titoli di IP, e solo il 4% (!) delle PMI Italiane (NDR: La cui innovatività è incomparabilmente superiore all’innovatività delle aziende del resto d’Europa) registra titoli di IP!

La strada per la crescita è bene identificata, c’è molto lavoro da fare!

Come saprete, una freedom to operate, è un’analisi sulla possibilità, relativamente titoli di IP di proprietà di terzi, in particolare brevetti, di mettere in commercio uno specifico dispositivo.

Si tratta di analisi spesso molto complesse che necessitano decine di ore di lavoro di più consulenti.

Tali analisi partoriscono una bottom line, che, nei casi più fortunati, è sostanzialmente nulla.

Tuttavia non è importante solo la bottom line, specie nei riguardi di clienti B2B, investitori, partner commerciali e addirittura concorrenti è molto importante anche mostrare la montagna che ha partorito il topolino, il lavoro accurato di ricerca ed analisi che è stato fatto.

È per questo che alla LM, invogliati dai nuovi strumenti tecnici di stampa digitale, che consentono di ottenere anche un esemplare unico di un libro rilegato professionalmente con brossura e copertina flessibile, abbiamo deciso di dare una veste cartacea alla consulenza.

Vi assicuro, rispondere ad un terzo, “si abbiamo fatto un’analisi, ora la cerco tra le email” rispetto a “ecco qui la nostra analisi di 1000 pagine, rilegate professionalmente”, fa tutt’un’altra impressione. Come si suol dire “anche l’occhio vuole la sua parte” ed “è la prima impressione quella che conta”.

Come noto a tutti il brevetto Europeo, esistente dal 1973, è costituito da una procedura di concessione unitaria, portata a termine dall’Ufficio Brevetti Europeo, alla quale segue una spachettizzazione del brevetto ed una suddivisione in brevetti nazionali, sottoposti, in caso di lite, al giudizio di tribunali nazionali.

Da ormai due decenni l’Unione Europea, o almeno parte delle stessa, prova a portare avanti il progetto di un Brevetto Europeo Unitario, in cui, all’interno dell’UE, il brevetto viene ritenuto unitario e giudicato da tribunali appositamente previsti.

Sono ormai almeno cinque anni che il traguardo, che sembra a pochi metri, continua ad allontanarsi. In particolare, hanno pesantemente influito rallentamenti causati dalla Brexit, da una causa presso la Corte Costituzionale in Germania, da un “no” del parlamento tedesco (se ho ben capito formalmente dovuto a mancanza di quorum a causa “Coronavirus”), e, pochi giorni fa, da una ulteriore causa presso la Corte Costituzionale in Germania (https://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/upc-in-karlsruhe-verfassungsklage-blockiert-abermals-einheitspatent-17144279.html).

Proprio la Germania, dopo anni di pressing, sta bloccando il brevetto Europeo Unitario.

Personalmente trovo molte contraddizioni nel brevetto Europeo Unitario. Basti pensare che già esistono mezzi per far valere la contraffazione, dichiarata in una nazione dell’UE, in un’altra. Basti pensare che il principale punto di discussione, negli anni, è stato il fatto che ogni nazione vuole avere il diritto di valutare internamente la validità del brevetto, quando la validità del brevetto è lasciata al 99% all’Ufficio Brevetti Europeo, che è centralizzato. Perché semplicemente non prolungano per tutta la durata dal brevetto Europeo (non Unitario) il periodo di possibile opposizione? Magari chiamandolo annullamento, come per il marchio Europeo?

Poco male, il brevetto Europeo tradizionale funziona alla grande da quasi cinquant’anni, basti pensare che gli stati membri sono addirittura 44, che anche stati esterni all’Europa geografica ne hanno chiesto adesione negli ultimi anni, e che, complice il London Agreement, sono notevolmente diminuiti i costi di validazione dello stesso brevetto Europeo.