Il fenomeno Pogačar, un esempio per le aziende italiane

Se seguite il ciclismo su strada, senz’altro conoscete il fenomeno Tadej Pogačar, presente da pochi anni ed esploso in quest’ultimo.

Pogačar ha vinto il Tour de France nel 2020 e nel 2021 e numerose altre corse, ed è da anni il primo ciclista al mondo in graduatoria UCI (che è un po’come la ATP dei tennisti). Tuttavia, nel 2022 e nel 2023, pur avendo vinto tantissimo e rimanendo il numero uno, ha mancato l’obbiettivo principale della stagione: il Tour de France.

Quest’anno Pogačar ha ribaltato tutto, ha cambiato: preparatore, metodi di allenamento, posizione in bici, componenti della bici. Ha vinto, anzi stravinto, non solo il Tour, ma anche il Giro d’Italia, il Mondiale, il giro di Lombardia e la Liegi-Bastione-Liegi. Ha vinto con fughe e attacchi spettacolari. Ha portato a termine la migliore stagione di sempre, superando nientemeno che Eddy Merckx!

Che cosa ho imparato da Pogačar quest’anno? Un sacco di cose che mi piacerebbe riportare nella mia azienda e trasmettere ai miei Clienti.

Non si è accontentato.

Pur essendo il numero uno al mondo, Pogačar ha creduto di poter ulteriormente migliorare. Si è messo in gioco e ha compiuto un notevolissimo miglioramento.

Non ha usato scuse

Pogačar ha perso il Tour 2022, principalmente per errori tattici, e il Tour del 2023, principalmente perché reduce da un infortunio. Tuttavia, non ha usato queste motivazioni come scusa. Avrebbe facilmente potuto dire a sé stesso: “Quest’anno non farò errori tattici e senza infortunio vincerò”. Ma non ha fatto così ha cambiato preparatore e metodi, si è messo in gioco e ha vinto tutto!

Non ha ascoltato il “si è sempre fatto così”

Pogačar ha cambiato metodo di allenamento e posizione in bici. Ha assunto una posizione in sella inusuale, giudicata inefficace dai puristi. Ha accorciato la pedivella, quando Cassani raccontava che si allungava il più possibile. Si è allenato praticando anche sport differenti dal ciclismo. Lo si vede correre a piedi, giocare a padel, correre in mountain bike e in bici da gravel. Non ha seguito i luoghi comuni, ha seguito le persone e le idee nelle quali credeva, anche contro il parere dei più, nonostante avesse moltissimo da perdere.

Si è fidato del suo istinto

Pogačar ha compiuto, nel corso della stagione, una serie di mosse che quasi tutti abbiamo giudicato scellerate. Al mondiale è andato in fuga a 101 km dall’arrivo. Ricordo un meme uscito all’istante su X che recitava: “…partire a 101 km e dimostrare di non avere il lobo frontale”. Era quello che pensavamo tutti, l’opinionista-telecronista italiano, il campione Ballan, rideva annunciando che Pogačar era andato in Fuga. Ma lui sapeva che era la mossa giusta, ha dato retta solo alla sua testa e ha avuto ragione.

È attento ai dettagli

Pogačar si è fatto costruire delle corone (gli ingranaggi davanti) da 55 denti anziché da 54. Ho letto che è stato un problema trovare un fornitore che le costruisse… ovviamente hanno trovato un’azienda italiana (e di dove poteva essere!) che li ha accontentati. Ha limato il peso delle suole delle scarpe di 30 grammi… insomma, non ha sottovalutato nulla.

È migliorato a 360°

Pogačar ha superato gli avversari in discesa, in salita, a cronometro, in volata. Ha prestato attenzione massima all’andatura in gruppo per evitare incidenti. Sono lontani i tempi dei ciclisti, fortissimi su un solo terreno, che attribuivano le loro mancanza alle loro abilità innate o alle scelte sbagliate degli organizzatori delle gare. Dobbiamo migliorare in tutto, non solo in quello che ci piace!

Sorride e resta allegro

Pogačar è sempre allegro e sorridente, ride e scherza con tutti, anche quando perde (situazione non verificabile nel 2024). Nella vita ho capito che la stanchezza più nociva è quella mentale, quella autoinflitta, quella dovuta al fatto che pensiamo di essere stanchi e finiamo per esserlo davvero. O ancora peggio, quella che ci fa sentire appagati e cerchiamo inutilmente. Indurain ha dichiarato che la vita del ciclista può essere fatta, ai massimi livelli, solo per pochi anni, perché la pressione è troppa e difficilmente sostenibile. La stanchezza principale del campione non è quindi quella fisica, degli allenenti, del cibo misurato e dell’andare a letto presto. La stanchezza è dovuta alla pressione mentale. Se resti allegro allevi notevolmente questa stanchezza, capisci che tante cose sono risolvibili o sono comunque poco più di un gioco, senti meno la pressione.

Facciamo come Pogačar, sappiamo che possiamo migliorare anche se siamo già bravissimi. Non accettiamo le scuse, non accettiamo le etichette e restiamo allegri!

Noi cercheremo di essere come l’azienda italiana che Vi fornisce la corona da 55 denti quando nessuno vuole costruirvela.