L’European Patent Office, dal punto di vista dell’adesione dei Paesi contraenti, è un successo pressoché ininterrotto. La sua fondazione risale al 1977, quando ne facevano parte soltanto sette Paesi. Da allora, numerose nazioni hanno aderito, fino ad arrivare agli attuali 47 Stati contraenti. Quarantasette Paesi, distribuiti su quattro continenti. Oltre a tutti i Paesi dell’Europa continentale — inclusi Svizzera, Gran Bretagna, Norvegia e Turchia — e ai micro-Stati come San Marino, Monaco e Liechtenstein (con la sola eccezione di Russia, Ucraina e Bielorussia), fanno oggi parte dell’EPO anche Paesi africani, come Marocco e Tunisia; Paesi dell’Asia occidentale, come Georgia e Moldova; Paesi dell’Asia orientale, come Cambogia e Laos; e, dal dicembre 2025, il primo Paese americano: il Costa Rica. Non va inoltre dimenticato che i brevetti europei validati in Gran Bretagna possono essere estesi anche a Hong Kong, ampliando ulteriormente l’area di tutela. Il nuovo Brevetto Unitario, di cui molto si parla, non è altro che una porzione del tradizionale brevetto europeo, e non un titolo del tutto distinto. Nessuno degli Stati contraenti ha mai abbandonato l’EPO. Le lamentele sono state poche e, quando presenti, hanno riguardato soprattutto costi e tempi, e solo in minima parte la qualità, ma mai la struttura dell’accordo internazionale in sé. In un periodo storico caratterizzato da proteste frequenti e continue revisioni degli accordi sovranazionali, l’European Patent Office rappresenta quindi una singolarità degna di nota.

