Il paradosso della serendipità

Nel suo libro Il Cigno Nero, Nassim Nicholas Taleb demolisce un mito rassicurante: l’idea che le grandi invenzioni della storia nascano da piani industriali precisi, linee guida rigide e previsioni impeccabili.

La realtà è molto più caotica, ironica e, in un certo senso, affascinante. La maggior parte delle tecnologie che oggi rivoluzionano le nostre vite sono nate da scoperte del tutto involontarie.

Il pattern è quasi sempre lo stesso: un team di scienziati o ingegneri sta cercando tenacemente la soluzione A, commette un errore o si imbatte in un’anomalia, devia dal percorso e scopre la soluzione B. Che si rivela infinitamente più rivoluzionaria della prima.

  • La radiazione cosmica di fondo (e la “cacca di piccione”): Nel 1964, i fisici Arno Penzias e Robert Wilson stavano testando un’antenna sensibilissima per scopi di telecomunicazione. Continuavano a sentire un fastidioso rumore di fondo, un ronzio costante che non riuscivano a eliminare. Convinti che la colpa fosse del “materiale dielettrico bianco” depositato da una coppia di piccioni che avevano fatto il nido nell’antenna (sì, letteralmente guano), passarono giorni a pulire l’intera struttura. Il rumore rimase. Quel fastidioso ronzio inspiegabile era in realtà l’eco del Big Bang. Quella che sembrava un’anomalia dovuta allo sporco valse loro il Premio Nobel per la Fisica nel 1978.
  • Il Viagra (Sildenafil) era stato sintetizzato per curare l’angina pectoris. I test cardiologici furono un mezzo fiasco, ma gli “effetti collaterali” segnalati dai pazienti aprirono un mercato globale senza precedenti.
  • Il forno a microonde nacque perché un ingegnere che lavorava sui radar militari, Percy Spencer, si accorse che una tavoletta di cioccolato gli si era sciolta in tasca mentre si trovava vicino a un magnetron attivo.
  • La penicillina nacque perché Alexander Fleming andò in vacanza lasciando il laboratorio disordinato, permettendo a una muffa accidentale di contaminare una coltura di batteri

L’errore di valutazione economica: quanto vale una deviazione?

C’è un dettaglio che spesso sfugge ai non addetti ai lavori, ed è qui che la curiosità scientifica incontra la dura realtà del business: moltissime aziende non si rendono conto del valore economico di ciò che scoprono per caso.

Quando un reparto di Ricerca e Sviluppo fallisce l’obiettivo principale A, la tendenza psicologica (e aziendale) è quella di archiviare il progetto come “un buco nell’acqua”. Si guarda solo al budget speso e all’obiettivo mancato.

In quel momento di frustrazione, l’anomalia B – quella deviazione strana o quel fastidioso “rumore di fondo” che è emerso durante i test – viene liquidata come un fastidio o un sub-prodotto irrilevante.

Ma la storia della tecnologia ci insegna che l’oro economico si nasconde quasi sempre in quel sub-prodotto.

Non capire l’importanza commerciale di una scoperta collaterale significa commettere due errori imperdonabili:

  1. Lasciare che una potenziale miniera d’oro venga dimenticata in un cassetto o in un server aziendale solo perché “non era quello che stavamo cercando”.
  2. Consentire a un concorrente più attento (o meno rigido nei propri schemi) di imbattersi nella stessa intuizione, brevettarla e dominare un mercato che avreste potuto controllare voi.

La morale per chi fa innovazione

Pianificare è utile, ma rimanere rigidamente ancorati al piano iniziale è il modo migliore per lasciarsi sfuggire i “Cigni Neri” positivi.

La prossima volta che nei vostri laboratori qualcosa “va storto”, produce un risultato inaspettato o vi costringe a “pulire l’antenna”, non buttatelo via. Fermatevi.

Spesso, l’unica differenza tra un esperimento fallito e un asset aziendale da milioni di euro è la capacità di guardare quell’errore con gli occhi di chi sa intravedere, dietro l’imprevisto, il valore della proprietà industriale.

E voi? Qual è la “cacca di piccione” più interessante in cui vi siete imbattuti nel vostro lavoro?