Esiste un paradosso logico, formalizzato dal filosofo Karl Popper e ripreso in chiave economica da Nassim Nicholas Taleb, che definisce i limiti della nostra capacità di previsione:
Se fossimo in grado di prevedere oggi, nei dettagli, l’invenzione che faremo tra dieci anni, significa che possederemmo già la scienza e la tecnologia per realizzarla. Di fatto, l’avremmo già inventata.
La vera innovazione, per sua stessa natura, è un salto nel buio. Non può essere dedotta linearmente da ciò che è già noto; richiede intuizione, investimenti, vicoli ciechi e un sistematico processo di eliminazione dell’errore.
Tuttavia, quando questo processo giunge al termine e il problema tecnico viene finalmente risolto, si attiva un cortocircuito cognitivo ed emotivo tanto comune quanto pericoloso nei dipartimenti di Ricerca e Sviluppo (R&D).
L’inganno del “senno di poi” (Hindsight Bias)
Una volta che la soluzione tecnica è sul tavolo – ingegnerizzata, funzionante e semplificata – essa appare improvvisamente lineare, pulita e logica.
A quel punto, il team di progettazione tende a compiere un grave errore di valutazione: proietta la conoscenza attuale (il risultato) sul passato (lo stato di ignoranza precedente). La conseguenza è un’immediata svalutazione del proprio lavoro:«In fondo è una soluzione semplice. Chiunque nel nostro settore, con un minimo di sforzo, ci sarebbe arrivato. Non ha senso brevettarla».
Questo atteggiamento confonde sistematicamente la semplicità del risultato finale con la facilità di scoprirlo. Viene dimenticata la complessità che è stata digerita durante i mesi di test, le risorse finanziarie allocate e i fallimenti intermedi.
Il rischio strategico per l’impresa
Per i Responsabili della Ricerca e Sviluppo, i Direttori Tecnici (CTO) e gli IP Manager, questa trappola cognitiva rappresenta un enorme rischio di business.
Sminuire un’innovazione perché appare “troppo semplice” significa:
- Regalare vantaggio competitivo: Lasciare scoperte soluzioni che i concorrenti impiegheranno anni a replicare, o che potrebbero brevettare a loro volta, bloccando la vostra stessa operatività.
- Vanificare gli investimenti: Non capitalizzare a bilancio il valore intangibile generato dalle ore di lavoro del personale tecnico e dai costi di prototipazione.
Nel diritto brevettuale, il requisito dell’attività inventiva (la non-ovvietà) non richiede che la soluzione sia inutilmente complessa. Al contrario, le invenzioni più forti sono spesso quelle che risolvono un problema noto in modo sorprendentemente semplice. L’esaminatore di un ufficio brevetti non valuta l’idea col senno di poi, ma analizza oggettivamente se un esperto del ramo, partendo dallo stato dell’arte precedente, avrebbe intrapreso quella specifica strada. La risposta, quasi sempre, è no.
Come tutelare il valore della vostra innovazione
La semplificazione è il punto d’arrivo dell’innovazione, non la prova della sua banalità.
In qualità di consulente in proprietà industriale, il mio ruolo consiste proprio nello scardinare questo cortocircuito valutativo. Attraverso un’analisi oggettiva e lo studio dello stato dell’arte, aiuto i team tecnici e le direzioni aziendali a distaccarsi dall’effetto del “senno di poi”, misurando la reale altezza inventiva delle soluzioni sviluppate per trasformarle in asset patrimoniali difendibili.
Se all’interno dei vostri laboratori o reparti di ingegneria è stata individuata una soluzione che oggi vi appare “fin troppo ovvia”, vi invito a non archiviarla frettolosamente come non proteggibile.
Contattatemi privatamente per un esame preliminare della tecnologia e per definire la strategia di tutela più idonea a salvaguardare i vostri investimenti in innovazione.

