Chi era la vedetta?

La vedetta era un marinaio, imbarcato su una nave mercantile o passeggeri, atto a scrutare l’orizzonte per visionare eventuali ostacoli o pericoli alla navigazione.

Secondo il Regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare, ogni nave “Deve mantenere sempre un appropriato servizio di vedetta visivo ed auditivo, utilizzando tutti i mezzi a disposizione adatti alle circostanze ed alle condizioni del momento”.

Perché il rischio di pirati è sempre presente, nel mare tempestoso del mondo del lavoro. E non sai né da dove, né quando sbucheranno. Per evitare gli abbordaggi è sempre meglio essere preparati, ed affidare la vedetta a qualcuno di esperto, che sappia guardare il mare.

A questo serve il servizio di sorveglianza marchi, fornito da Lunati & Mazzoni. Così vi potrete preoccupare soltanto del vostro business, mentre noi saremo la vostra vedetta e osserveremo il mare per voi.

Vi avvertiremo se sbucheranno dei nuovi marchi all’orizzonte, potenzialmente di ostacolo, che potrebbero ‘abbordare’ il vostro business. Così avrete tutto il tempo necessario per pensare a contromisure, quali diffide o opposizioni. O magari per decidere semplicemente di modificare la rotta.

Così potrete restare tranquillamente nella stiva, a curare i vostri affari come ogni giorno. Con la sicurezza di sapere che c’è qualcuno in alto agganciato al pennone, che controlla il mare per voi.

Il Vostro prodotto o processo è appena stato copiato da un competitor, o ritenete che il competitor vi stia copiando. Come agire? Cosa fare?

Beh ovviamente la soluzione è rivolgersi a uno studio di proprietà industriale, ma quali domande ci faranno? Cosa possiamo aspettarci dallo studio stesso?

Ripercorriamo di seguito le domande che farei ad uno sconosciuto che entrasse in ufficio dicendomi: “Aiuto mi hanno copiato”. In tal modo potrete essere più preparati all’evenienza.

  • Qual è il tuo prodotto/processo?

Il primo step è capire quale sia il prodotto/processo che riteniamo copiato. Da quanto tempo lo produciamo o usiamo, quanto ne vendiamo e dove, che posizione abbiamo sul mercato.

  • Che titoli di proprietà industriale avete depositato?

Il secondo step, spesso anche più importante del primo, è verificare quanti brevetti, modelli di utilità o design abbiate depositato.

Nel caso in cui non abbiate alcun titolo di proprietà industriale non è detto che sia tutto perduto.

In alcuni casi possiamo anche essere in tempo a depositare i detti titoli. Ad esempio, se il prodotto era segreto, perché in fase di sviluppo, e ritenete che sia avvenuta un’operazione di spionaggio industriale. Inoltre, in Europa, il design industriale è depositabile entro 12 mesi dalla prima divulgazione, quindi può capitare che sia ancora possibile proteggerlo.

  • Cosa produce il vostro competitor?

È poi ovviamente importante sapere che cosa produce il vostro competitor, da quanto tempo, con che caratteristiche.

  • Cosa è importante per Voi?

È anche importante capire quale sia il Vostro scopo. Se fermare la contraffazione (cosiddetta inibitoria) oppure ottenere un rimborso economico da parte del competitor (i cosiddetti danni).

In base alle Vostre risposte vi suggeriremo una azione che può essere, nella stragrande maggioranza dei casi, o una diffida o una causa legale.

La seconda è suggeribile, con speranza concreta di arrivare a risultato utile, quando non ci interessano i danni, ad esempio perché il competitor non ha ancora seriamente prodotto niente, e quando abbiamo dei titoli da azionare.

LM compie 40 anni! 🎉🎉🎉🎉

Cos’altro possiamo aggiungere?!!!!

Dal 5 maggio 2022 anche la Cina può essere un paese designato nella registrazione di Design Internazionali (WIPO).

In breve, sarà possibile depositare un design in Cina senza ricorrere a corrispondente locale e a prezzo molto ridotto, se a registrazione è effettuata insieme ad altre registrazioni, quale quella Europea.

Purtroppo, l’adesione al design Internazionale e la sua convenienza non sempre coincido. Infatti, i requisiti di tutela del design, anche quando designato tramite la procedura internazionale, possono essere differenti da paese a paese e può non valer la pena registrare design in diverse nazioni con un’unica procedura, che comporta disegni e descrizioni uniche.

Abbiamo visto aziende (per fortuna non cleinti del nostro studio al momento delle registrazioni e in genere neanche di professionisti in IP) ricevere danni dalla nullità di design causati da una registrazione internazionale realizzata con “faciloneria”.

La Lunati & Mazzoni consiglia, infatti, il ricorso all’uso del Design Internazionale solo in determinati paesi che hanno requisiti e leggi sulla registrazione del design molto simili (Unione Europea, Gran Bretagna, Svizzera e Balcanici in particolare).

Se è opportuno partire coi piedi di piombo, circa la presenza della Cina in questa procedura, è anche giustificato un certo ottimismo, visto che la Cina ha requisiti e leggi, sulla registrazione del design, molto simili a quelli del design Europeo.

Tramite un articolo sul proprio blog (https://blog.google/outreach-initiatives/public-policy/reforming-the-patent-system-to-support-american-innovation/) del proprio consulente generale Halimah DeLaine Prado, Google lancia, a mio parere, una forte accusa al sistema brevettuale Statunitense, indicando che lo stesso ha consentito un aumento delle liti brevettuali del 46% negli ultimi 3 anni e lamentando addirittura che ultimamente l’apprezzata “cultura dell’innovazione americana” si sta trasformando nella “cultura della causa”. L’accusa non è ovviamente diretta, ma posta in termini positivi, indicando possibili miglioramenti futuri.

Immagino che i patent attorney di tutto il mondo, abbiamo fatto come il sottoscritto, si siano alzati in piedi e abbiano fatto un applauso dopo la lettura dell’articolo. Interessante anche notare come Google abbia indirizzato (Giustamente) le critiche esclusivamente al sistema brevettuale statunitense e non ne abbia fatto una critica generale dei sistemi brevettuali.

Quest’articolo ribadisce quanto ho sempre affermato ai Clienti della LM, quando avevamo problemi nella concessione di brevetti in US, sulla base di obiezioni continuamente nuove e che ritenevamo di scarsa qualità. Non è un problema di campanilismo Statunitense, leggevo che le stesse problematiche erano lamentate dai mandatari Statunitensi nei forum di settore, non è neanche una questione di piccole/grandi aziende, la lamentela arriva da Google.

Google propone le proprie soluzioni:

  • Migliorare la qualità dell’esame brevettuale investendo nell’USPTO (a mio parere anche la base giurisprudenziale sarebbe da migliorare, il problem-solution approach dell’EPO, ad esempio, funziona molto meglio),
  • Impedire il forum shopping (anche se non si dice come, l’unica soluzione credo che sia con un tribunale centralizzato, come stanno sviluppando in Europa),
  • Ripristinare le procedure di opposizione (ancora una volta come in Europa).

Insomma, come in Europa e Cina si va verso la creazione di pochi, se non unici, tribunali o centri di giudizio dei brevetti iperspecializzati. Non vedo altra soluzione possibile, per una materia così complessa che unisce tecnica, legge e tecnica.

Circa l’ultimo punto e la situazione Europea, mi piacerebbe che la procedura di opposizione Europea potesse essere prorogata anche dopo i 9 mesi, magari denominandola “annullamento”, come succede presso l’EUIPO, e aumentando le fee di accesso… Se poi affiancassero all’EPO anche un dipartimento che avesse il compito di fornire pareri ufficiali sulla contraffazione brevettuale, il tanto sudato UPC sarebbe sostanzialmente inutile.

 

Negli ultimi giorni sta girando nei blog di informatica ed elettronica, uno degli ultimi brevetti dalla Apple® che descrive un computer integrato in una tastiera.

Wow! Il Commodore 64® è tornato mi viene da pensare!

Ovviamente, per deformazione professionale, cerco e scarico il brevetto, guardo dove è stato esteso e cosa rivendica. Già che ci sono gli faccio un micro esame di validità, considerando il Commodore 64® come closest prior art.

Claim 1:

A computing device, comprising (Commodore 64® lo era),

an enclosure at least partially defining an internal volume and an external surface (Commodore 64® lo aveva);

a keybord positioned at the external surface (Commodore 64® la aveva);

a processing unit disposed within the internal volume (Commodore 64® lo aveva);

a memory communicatively coupled to the processing unit, the memory disposed within the internal volume (Commodore 64® la aveva);

a singular input/output port positioned at an orifice defined by the enclosure and communicatively coupled to the processing unit and the memory, the singular input/output port configured to:

receive signals and power; and

output signals from the processing unit.

Ok, queste ultime caratteristiche il Commodore 64® non le aveva, aveva una pluralità di porte, una per l’energia, una per il video…

Mi cade lo sguardo sul cellulare… una singola porta USB-C… è chiaro che il brevetto verrà fortemente limitato e forse mai concesso.

Se fossi la concorrenza della Apple® non mi preoccuperei, se anche volessi fare un computer integrato in una tastiera sarebbe sufficiente mettere una porta in più, che ne so una presa per le cuffie, sempre gradita o due USB-C.

Poi guardo le estensioni del brevetto. Su Espacenet® risulta esteso esclusivamente negli Stati Uniti e in Cina…

Sicuramente la Apple® non ha in mente di produrre un simile computer, sembra più che altro un brevetto “di sicurezza”, per evitare titoli altrui o depositato con l’intenzione “si sa mai in futuro”.

Mannaggia, molto probabilmente non vedrò a breve il ritorno del Commodore 64® 😔

Tutte queste informazioni addizionali sono chiare agli occhi di un professionista, mentre i blogger di tecnologia paventavano il ritorno del computer-tastiera.

Fate fare le sorveglianze brevettuali da professionisti, non fatevi mettere fuori strada!

Il 18 gennaio scorso, l’Austria ha ratificato l’Agreement on a Unified Patent Court, rendendo di fatto molto vicino e prossimo il Brevetto Europeo Unitario.

I brevetti unitari permetteranno di ottenere la validazione del brevetto in 25 Nazioni membri dell’UE presentando una singola richiesta all’EPO.

Di fatto, parte dell’Unione Europea, sarà considerata un’unica nazione di validazione del Brevetto Europeo (Questa volta privo della parola “Unitario”).

I brevetti Unitari si baseranno sui brevetti europei concessi dall’European Patent Office secondo le regole della Convenzione sul brevetto europeo (EPC), quindi non cambierà nulla nella fase precedente alla concessione e saranno applicati gli stessi standard elevati di ricerca ed esame di qualità. Dopo la concessione di un brevetto europeo, il titolare del brevetto potrà richiedere l’effetto unitario, ottenendo così un brevetto unitario che fornisce una protezione uniforme del brevetto in un massimo di 25 Stati membri dell’UE.

Viste le premesse il brevetto unitario porterà ad una riduzione di costi.

Ma c’è di più.

Infatti, i brevetti Europei, passati e futuri, potranno essere giudicati presso un tribunale internazionale unificato Europeo, appunto l’Unified Patent Court.

Esiste anche un rovescio della medaglia. Potrete essere chiamati a rispondere di presunta contraffazione direttamente da aziende tedesche e francesi.

Certo, anche prima era così, specie per le grandi aziende, ma fino a un certo punto.

Facendo un parallelo calcistico, prima avevamo la Champions League, le squadre top dovevano comunque confrontarsi anche a livello Europeo, ma le squadre non-top potevano accontentarsi di un palco italiano. Ora invece avremo un unico campionato con squadre provenienti da tutti i paesi, dobbiamo aspettarci partite domenicali con squadre tedesche, francesi e olandesi.

Sarà necessario prestare molta più attenzione alla proprietà industriale, innanzitutto per evitare problemi, in secondo luogo per sfruttare al meglio i Vostri titoli IP.

La soluzione è comunque alla portata di tutti:

  • analisi di Freedom to Operate sulle Vostre novità,
  • monitoraggio attento delle novità dei Vostri concorrenti.

Inutile evidenziare che siamo qui per Voi e che i nostri consulenti hanno già ottenuto le abilitazioni per rappresentarvi presso il Tribunale Europeo Unificato.

Nuovo video che tratta di come sia scritto un brevetto, come sia definito l’ambito di tutela, come sia esaminato l’oggetto dell’invenzione e che cosa sono le rivendicazioni.

Il nuovo Patent Box, previsto dall’art. 6 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146 [agg. e successive modifiche], il cosiddetto “Decreto Fiscale” prevede che i costi di ricerca e sviluppo sostenuti dalle imprese in relazione a software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d’impresa, disegni e modelli, nonché processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili sono deducibili al 210%.

L’articolo prevede che le attività di ricerca possano anche essere realizzate da enti esterni, quali università o altri.

In breve, se finalizzate a ottenere brevetti o marchi potrete detrarre dalle imposte il 190% dei costi di:

  • costi di ricerca e sviluppo interni (personale, attrezzature…),
  • costi di ricerca e sviluppo esterni (Università, enti di ricerca, consulenze…),
  • costi di brevettazione o registrazione.

Saranno predisposti, a breve, appositi modelli dell’Agenzia delle Entrate per adempiere alle formalità necessarie ad ottenere la detta deduzione.

In conclusione, con la registrazione di brevetti o marchi potrete facilmente realizzare un risparmio di imposte superiore al costo di questi ultimi.

Dialogo odierno con Cliente, costituito da un’azienda della quale due soci si sono presentati in call (Cliente: C, lo scrivente: V).
Background: una nostra Cliente ha un brevetto che è stato contraffatto. La Cliente ha scritto direttamente al contraffattore ed è nata una collaborazione tra Cliente e (ex) Contraffattore, che ha a sua volta portato alla nascita di un nuovo importante business.
C: Visto che questo dispositivo sarà venduto in tutto il mondo temiamo contraffazioni a pioggia.
V: Immagino di sì, lo suppongo anch’io.
C: Per difenderci dovremo spendere milioni.
V: Quanto avete speso per difendervi dalla contraffazione dell’ex Contraffattore.
C: 0 (fatto gesto con la mano).
V: Ecco…
C: Si ma lì non abbiamo speso perché l’ex Contraffattore intendeva cooperare.
V: Sbagliato, non vi avrebbe mai dato un Euro, perché avrebbe dovuto. Gli avete mostrato il brevetto si è un po’lamentato e vi ha riconosciuto una royalties.
C: (annuisce).