Il design è destinato a singole creazioni ad esempio: un prodotto di forma particolare, un prodotto di forma e colore particolare, una porzione di un prodotto particolare per forma e/o colore o superficie…

Tuttavia, capitano anche quelle che chiamo: “idee di design”.

Un esempio su tutti: un’azienda di biancheria per la casa idea un copriletto riportante una foto di animali riprodotta in una sola grande stampa su tutto il copriletto. Contrariamente agli usuali disegni riportati come motivo e ripetuti periodicamente sui copriletto, in questo caso è presente un’unica immagine che ricopre sostanzialmente l’intero copriletto e federe (riporto a scopo descrittivo un immagine reperita sul sito web https://www.biancocasashop.com/it/ completo-letto-copriletto-con-balza-applicata-una-piazza-bassetti-extra-gli-animali-water-dancing-dolphins/).

È evidente che se io fossi l’ideatore di una simile idea e registrassi il copriletto con delfini che vedete nella foto, non vorrei che i miei concorrenti mi imitassero realizzando un copriletto con una differente foto di delfini, ma neanche con gattini, cagnolini, aquile, giraffe e leoni…

È per questo che mi sento di chiamare la creazione idea di design. Si tratta di un design che può essere declinato in tantissime varianti… e non pensate che sia un caso raro, le idee di design sono piuttosto frequenti.

Posso tutelare la mia idea di design? La risposta di due lettere dovrebbe essere “no”, posso tutelare solo la specifica realizzazione.

Ma ci sono modi per andare vicino a una tutela? Forse ancora no… ma vediamo le possibili soluzioni.

1) Registrazione design + descrizione

È possibile depositare un’immagine generica di un copriletto con un disegno di delfini tratteggiato (che sta a significare che la protezione per il disegno di delfini non è richiesta) aggiungendo una descrizione tipo: “Copriletto con riportata singola fotografia di animali che ricopre sostanzialmente l’intero materasso”…

Sì i mei colleghi storceranno il naso, ma come si dice spesso: “Piuttosto che niente meglio piuttosto”.

2) Brevetto di invenzione

Udite, udite, se l’idea di design ha un “effetto tecnico” può essere brevettata! L’effetto tecnico della foto di animali non è decisamente credibile, ma se avessimo ad esempio un rivestimento su una maniglia (indipendentemente dalla forma della maniglia) questo potrebbe migliorare la presa, eliminare cariche elettrostatiche o qualcosa di simile…

3) Brevetto per modello di utilità

Si tratta di un titolo di IP molto importante e spesso ingiustamente sottovalutato (e spesso ingiustamente privato del termine brevetto). Tante altre volte però il brevetto per modello di utilità è utilizzato come refugium peccatorum … sarebbe questo il caso. :-)

Per concludere, non esiste una protezione dedicata alle idee di design, ma, in alcuni casi, altri tipi di tutela possono parzialmente compensare.

 

Vi propongo un’assicurazione attiva. Tale assicurazione vi consente di:

  1. poter continuare ad utilizzare il vostro marchio in tutta Europa, senza problemi e senza rischi che terzi vi accusi di contraffazione del marchio,
  2. bloccare attivamente marchi simili e identici nati da poco in tutta Europa,
  3. l’assicurazione agisce anche in maniera silenziosa, un gruppo di persone fa presente a chi vuole utilizzare un marchi simile al vostro che, nell’immediato futuro potrebbe avere problemi.

Quest’assicurazione vi potrebbe infine consentire sgravi fiscali anche importanti.

Vi propongo quest’assicurazione a 130€ l’anno… quante aziende sane di mente potrebbero non accettare?

 

Avete ben capito che l’assicurazione è la registrazione di un marchio Europeo. Il lettore più attento avrà anche riconosciuto in:

  1. il meccanismo di consolidamento del marchio europeo,
  2. l’uso attivo del marchio europeo,
  3. l’effetto deterrente dovuto alla presenza del marchio europeo nei database ufficiali.

 

Bene, secondo una recente indagine dell’EUIPO, solo lo 0.7% delle piccole medie imprese Italiane ha registrato un marchio Europeo. …ditemi che non ho interpretato correttamente il grafico!

(https://euipo.europa.eu/tunnel-web/secure/webdav/guest/document_library/observatory/documents/reports/2019_Licensing_activities_by_SMEs_evidence_from_EU_trade_mark_owners/2019_Licensing_activities_by_SMEs_evidence_from_EU_trade_mark_owners_Full_en.pdf)

Il blog “Knowledge is power” trasloca e, come consigliato dagli specialisti del marketing ed indicizzazione prende casa insieme a lunati-mazzoni.com (https://www.lunati-mazzoni.com/blog/).
Insieme ad un po’di nostalgia, siamo ansiosi di cominciare la nuova avventura… avremo inoltre il controllo completo e diretto del sito, aspettatevi parecchie novità e non mancate di lasciare le vostre impressioni!

BREVETTI E INVENZIONI – MANUALE BREVE PER IMPRENDITORI LUNGIMIRANTI

È uscito il primo libro sui brevetti dedicato agli imprenditori!

Vi spiegherà:

Come evitare problemi con i concorrenti e difendersi in caso di attacco?
Come scegliere e dialogare con il professionista?
Come monetizzare il brevetto mantenendo un vantaggio sulla concorrenza?
Come realizzare le invenzioni?
Le risposte di un Patent Attorney che ha vissuto nel cuore dell’industria italiana.

In vendita su Amazon, Mondadori, IBS

oppure… chiedete al sottoscritto! Una copia per voi ci sarà sempre!

Ma soprattutto, lasciate una recensione su Amazon.

È uscito un interessante studio dell’EPO sulla commercializzazione delle invenzioni da parte delle PMI.

Tra i motivi principali per cui le aziende mantengono i brevetti, sono elencati: l’ottenimento dell’esclusiva (e vorrei ben vedere), l’aumento di reputazione, la possibilità di contrattualizzare la tecnologia, la possibilità di dare in licenza il brevetto, la possibilità di ottenere finanziamenti ed anche… la Freedom to Operate (???).

Come saprete la freedom to operate è la possibilità di realizzare un qualcosa senza dover licenze e diritti a terzi. La presenza di un brevetto non comporta una annessa freedom to operate, comporta invece la possibilità di vietare a terzi di realizzare l’oggetto del brevetto.

L’EPO stessa, nella citata analisi, si sente in dovere di specificare questa anomalia indicando, in una apposita nota:

Freedom-to-operate (FTO) analyses are usually conducted before or in preparation for commercialisation activities. They allow a company to determine whether an invention, product or technology can be used without running the risk of infringing someone else’s patent rights.

Anche l’EPO sostanzialmente smarca il brevetto dalla FTO.

La verità è che tante aziende fanno questo tipo di errore, di considerare il brevetto anche una FTO. Posso testimoniare che ho visto aziende dal fatturato a 11 zeri commettere lo stesso errore!

Talmente tante sono le aziende che fanno questo errore che finisce un po’per essere una mezza verità! La citata azienda dal fatturato a 11 zeri decise di acquistare un prodotto oggetto di brevetto perché quest’ultimo li avrebbe messi al sicuro da accuse di contraffazione! Trasformando, nei fatti, l’errore in una parziale verità.

BREVETTI

“Brevetti+ ” è l’incentivo per valorizzare i brevetti più attuali e i progetti più qualificati che derivano dai risultati della ricerca pubblica e privata. Le agevolazioni sono destinati alle imprese, anche appena costituite, con sede legale e operativa in Italia, che possiedono almeno uno dei seguenti requisiti:

  • sono titolari o licenziatari di un brevetto rilasciato successivamente al 1° gennaio 2013
  • hanno depositato una domanda di brevetto successivamente al 1° gennaio 2013
  • sono in possesso di una opzione d’uso o di un accordo preliminare di acquisto o di acquisizione in licenza di un brevetto rilasciato successivamente al 1° gennaio 2013
  • sono spin-off accademici costituiti da meno di 12 mesi e titolari di un brevetto concesso successivamente al 1° gennaio 2012

Le agevolazioni prevedono un contributo a fondo perduto fino a un massimo di 140.000 euro che non può superare l’80% dei costi ammissibili. Per gli spin-off accademici le agevolazioni possono arrivare al 100% dei costi ammissibili.

Gli incentivi sono concessi nel regime de minimis.

 

 

MARCHI

Il bando prevede contributi alle pmi di tutte le regioni per favorire la registrazione di marchi comunitari e internazionali. Il programma prevede due linee di intervento:

Misura A) Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi comunitari presso UAMI (Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno) attraverso l’acquisto di servizi specialistici

Misura B) Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi internazionali presso OMPI (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) attraverso l’acquisto di servizi specialistici

L’agevolazione è così strutturata:

  • Misura A : 80% delle spese ammissibili sostenute. Importo massimo dell’agevolazione: € 6.000 per ciascuna domanda di marchio depositata presso EUIPO. L’agevolazione può essere concessa fino al valore massimo di € 20.000 per impresa
  • Misura B: 80% delle spese ammissibili sostenute Importo massimo dell’agevolazione: € 6.000 per ciascuna domanda di registrazione di marchio depositata presso OMPI che designi un solo Paese; € 7.000 per ciascuna domanda di registrazione di marchio depositata presso OMPI che designi due o più Paesi. 90% delle spese ammissibili sostenute nel caso in cui la designazione interessi Usa e/o Cina.

Importo massimo dell’agevolazione:
– € 7.000 per ciascuna richiesta relativa ad un marchio depositato presso OMPI che designi Usa o Cina
– € 8.000 per ciascuna richiesta relativa ad un marchio depositato presso OMPI che designi Usa e/o Cina e uno o più Paesi
L’agevolazione può essere concessa fino al valore massimo di € 20.000 per impresa

 

 

DESIGN

Il Bando DISEGNI+3 mira a sostenere la capacità innovativa e competitiva delle PMI attraverso la valorizzazione e lo sfruttamento economico dei disegni/modelli sui mercati nazionale e internazionale.

Le risorse disponibili ammontano complessivamente a euro 13 milioni e le agevolazioni sono concesse nella forma di contributo in conto capitale in misura massima pari all’80% delle spese ammissibili.

Le agevolazioni sono finalizzate all’acquisto di servizi specialistici esterni per favorire:

La messa in produzione di nuovi prodotti correlati ad un disegno/modello registrato (Fase 1 Produzione).
Sono ammissibili le spese sostenute per:

  • ricerca sull’utilizzo dei nuovi materiali;
  • realizzazione di prototipi e stampi;
  • consulenza tecnica relativa alla catena produttiva;
  • consulenza legale relativa alla catena produttiva;
  • consulenza specializzata nell’approccio al mercato (strategia, marketing, vendita, comunicazione).

La commercializzazione di un disegno/modello registrato (Fase 2 – Commercializzazione).
Sono ammissibili le spese sostenute per:

  • consulenza specializzata nella valutazione tecnico-economica del disegno/modello e per l’analisi di mercato, ai fini della cessione o della licenza del titolo di proprietà industriale;
  • consulenza legale per la stesura di accordi di cessione della titolarità o della licenza del titolo di proprietà industriale;
  • consulenza legale per la stesura di eventuali accordi di segretezza.

Siamo in attesa entro fine novembre della pubblicazione dei bandi che attiveranno ufficialmente i rispettivi strumenti. Le informazioni riportate in questo articolo potrebbero dunque subire modifiche in caso di cambiamenti nella normativa durante l’approvazione dei nuovi bandi.

Mancano meno di due settimane, e ancora non sappiamo con certezza se il Regno Unito il 31 ottobre uscirà dall’Unione Europea, a seguito dell’esito del referendum tenuto il 23 giugno 2016.

Ci sarà una nuova proroga? Si porterà a compimento la Brexit? Hard Brexit o con accordo?

Quello che è certo, è che nel secondo caso i marchi e i design dell’Unione Europea non saranno più validi nel Regno Unito.

Tuttavia, secondo quanto ci dicono corrispondenti locali, l’ufficio brevetti e marchi britannico (UK IPO) provvederà automaticamente a ‘clonare’ tutti i marchi e i design registrati dell’Unione Europea, creando dei marchi e design validi per il Regno Unito, mantenendo però tutti i dettagli dei marchi originari EUIPO.

Diverso approccio verrà attuato per i marchi e design dell’Unione Europea già depositati ma non ancora registrati (quindi in fase ‘pending’): per questi sarà necessario avviare una procedura di applicazione per convertire la frazione britannica del marchio (o del design) in una applicazione UK, mantenendo anche in questo caso i dati originari.

Inizierà quindi un periodo di transizione della durata di nove mesi, durante i quali raccomandiamo di far seguire la pratica al vostro consulente in proprietà industriale (ad esempio la Lunati & Mazzoni ?, ai nostri clienti invieremo appositi avvisi in caso di Brexit), in modo da controllare il corretto svolgimento della procedura, in particolare per quanto riguarda le domande ‘pending’.

Tali procedure dovrebbero essere adottate anche in caso di ‘Hard Brexit’, vale a dire Brexit senza accordi con l’Unione Europea.

Manteniamo monitorata la situazione e promettiamo aggiornamenti.

Dopo l’ingresso del Canada nel Marchio Internazionale, anche Brasile (dal 2 ottobre 2019) e Malesia (dal 27 Dicembre 2019) sono entrate a far parte del Sistema di Madrid per il marchio Internazionale.

Entrambe la nazioni hanno deciso un tempo limite di 18 mesi per notificare eventuali rifiuti. Il Sistema di Madrid sta quindi colmando anche l’importante lacuna della quasi totale assenza del Sud America.

Ho appena terminato una cosiddetta Freedom to Operate (FTO)… 1243 pagine condensate in cinque volumi che completano il lavoro.

Come dice il nome stesso, la FTO è un’analisi, spesso corredata da ricerca, che consente di verificare se un dispositivo può essere immesso su specifici mercati o se esistono dei rischi di tutele brevettuali di terzi in corso.

La FTO è ancora poco nota in Italia. Nel nostro paese non è mediamente ancora chiaro, agli imprenditori, che un brevetto non serve a consentirci di realizzare qualcosa ma a vietare a terzi di realizzare o commercializzare qualcosa.

Esistono anche brevetti validi ma dominati, ossia brevetti che descrivono un dispositivo che interferisce con un brevetto preesistente. Immaginiamo, per esempio che l’azienda Beta realizzi un telaio dalle forme innovative realizzato obbligatoriamente in una particolare lega leggera. Supponiamo che la particolare lega leggera sia stata realizzata brevettata pochi anni prima dall’azienda Alfa.

L’azienda Beta avrà un valido brevetto, visto che la forma del telaio è innovativa, ma senza il consenso dell’Azienda Beta.

Nassim Taleb, autore de “Il cigno nero” afferma che in realtà innovazioni apparentemente molto semplici e sotto gli occhi di tutti sono delle vere breakthrough innovation.

Taleb porta ad esempio il trolley, una semplice aggiunta di ruote sotto una valigia, che ha cambiato la sua vita di viaggiatore.

Nel mio piccolo, mi sembra di star assistendo ad una di queste breakthrough innovation banali, che conferma la teoria di Taleb.

Sono un ciclista occasionale, da sempre appassionato alla tecnologia della bicicletta, conosco da anni i problemi connessi al cambio. Il numero di ingranaggi è elevato e comporta un peso elevato, inoltre l’efficienza della trasmissione è ridotta quando la catena non lavora in linea retta.

L’azienda “Ceramicspeed” ha recentemente presentato una nuova trasmissione (vedi illustrazione), che consente di mantenere sempre una efficienza prossima al 98%, un peso ridotto e una incredibile varietà di rapporti! Probabilmente assisteremo nei prossimi anni ad una completa rivoluzione dei cambi di biciclette, inalterati da circa mezzo secolo!

La stessa altro non è che la modernizzazione delle trasmissioni utilizzate all’inizio dello scorso secolo.

Se ora torno al mondo brevettuale e penso al problem-and-solution approach… sono un po’dubbioso… brevetti di simili innovazioni possono facilmente ricadere nei casi di ovvietà in seguito alla combinazione di un documento e le comuni conoscenze generali del tecnico del ramo, od anche alla combinazione di due documenti.

Certo abbiamo la possibilità di sostenere presso l’European Patent Office che si tratta di un bisogno a lungo sentito, che è un indicatore di inventive step… ma gli indicatori sono in genere considerati secondari rispetto alle indicazioni documentali.

Ad esempio, l’illustrazione di una bici con una normale connessione conica e un documento che spieghi che una connessione, analoga a quella qui illustrata, ha un rendimento elevato, seguendo il problem-and-solution approach renderebbe nullo un brevetto della trasmissione.

Forse l’EPO dovrebbe calarsi maggiormente nella realtà industriale e considerare di più le prove storiche e di mercato.