In Italia succede ancora!

Aziende con più di 10 anni di storia che non hanno registrato il proprio marchio.

In Italia succede ancora! Nulla da aggiungere!

Imprenditori, siete seri? È il costo di un caffè alla settimana!

Senza un marchio registrato, rischiate di dover rinunciare per sempre al vostro nome e alla vostra reputazione duramente conquistata.

Piuttosto, se volete risparmiare, viaggiate in automobile senza assicurazione. Rischiate di meno e risparmiate di più.

Venite da noi, venite alla Lunati & Mazzoni, troviamo la soluzione che fa per voi e vi facciamo dormire tranquilli!

Torna il Commodore 64®? Per saperlo abbiamo scatenato l’intelligence brevettuale.

Negli ultimi giorni sta girando nei blog di informatica ed elettronica, uno degli ultimi brevetti dalla Apple® che descrive un computer integrato in una tastiera.

Wow! Il Commodore 64® è tornato mi viene da pensare!

Ovviamente, per deformazione professionale, cerco e scarico il brevetto, guardo dove è stato esteso e cosa rivendica. Già che ci sono gli faccio un micro esame di validità, considerando il Commodore 64® come closest prior art.

Claim 1:

A computing device, comprising (Commodore 64® lo era),

an enclosure at least partially defining an internal volume and an external surface (Commodore 64® lo aveva);

a keybord positioned at the external surface (Commodore 64® la aveva);

a processing unit disposed within the internal volume (Commodore 64® lo aveva);

a memory communicatively coupled to the processing unit, the memory disposed within the internal volume (Commodore 64® la aveva);

a singular input/output port positioned at an orifice defined by the enclosure and communicatively coupled to the processing unit and the memory, the singular input/output port configured to:

receive signals and power; and

output signals from the processing unit.

Ok, queste ultime caratteristiche il Commodore 64® non le aveva, aveva una pluralità di porte, una per l’energia, una per il video…

Mi cade lo sguardo sul cellulare… una singola porta USB-C… è chiaro che il brevetto verrà fortemente limitato e forse mai concesso.

Se fossi la concorrenza della Apple® non mi preoccuperei, se anche volessi fare un computer integrato in una tastiera sarebbe sufficiente mettere una porta in più, che ne so una presa per le cuffie, sempre gradita o due USB-C.

Poi guardo le estensioni del brevetto. Su Espacenet® risulta esteso esclusivamente negli Stati Uniti e in Cina…

Sicuramente la Apple® non ha in mente di produrre un simile computer, sembra più che altro un brevetto “di sicurezza”, per evitare titoli altrui o depositato con l’intenzione “si sa mai in futuro”.

Mannaggia, molto probabilmente non vedrò a breve il ritorno del Commodore 64® 😔

Tutte queste informazioni addizionali sono chiare agli occhi di un professionista, mentre i blogger di tecnologia paventavano il ritorno del computer-tastiera.

Fate fare le sorveglianze brevettuali da professionisti, non fatevi mettere fuori strada!

Nuovo video – Come è scritto un brevetto

Nuovo video che tratta di come sia scritto un brevetto, come sia definito l’ambito di tutela, come sia esaminato l’oggetto dell’invenzione e che cosa sono le rivendicazioni.

YouTube video

Nuovo video – Primo deposito di una domanda di brevetto

Postiamo il primo, di una serie di video esplicativi che saranno pubblicati su YouTube settimana per settimana.
Riguarda la procedura di primo deposito di un brevetto.
Iscrivetevi al nostro canale YouTube per non perderne nemmeno uno!

https://www.youtube.com/watch?v=v0J9b_2sfW8&ab_channel=LUNATI%26MAZZONIUfficioBrevettimarchiMilano

 

Il nuovo Patent Box

Il nuovo Patent Box, previsto dall’art. 6 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146 [agg. e successive modifiche], il cosiddetto “Decreto Fiscale” prevede che i costi di ricerca e sviluppo sostenuti dalle imprese in relazione a software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d’impresa, disegni e modelli, nonché processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili sono deducibili al 210%.

L’articolo prevede che le attività di ricerca possano anche essere realizzate da enti esterni, quali università o altri.

In breve, se finalizzate a ottenere brevetti o marchi potrete detrarre dalle imposte il 190% dei costi di:

  • costi di ricerca e sviluppo interni (personale, attrezzature…),
  • costi di ricerca e sviluppo esterni (Università, enti di ricerca, consulenze…),
  • costi di brevettazione o registrazione.

Saranno predisposti, a breve, appositi modelli dell’Agenzia delle Entrate per adempiere alle formalità necessarie ad ottenere la detta deduzione.

In conclusione, con la registrazione di brevetti o marchi potrete facilmente realizzare un risparmio di imposte superiore al costo di questi ultimi.

Dialogo con Cliente

Dialogo odierno con Cliente, costituito da un’azienda della quale due soci si sono presentati in call (Cliente: C, lo scrivente: V).
Background: una nostra Cliente ha un brevetto che è stato contraffatto. La Cliente ha scritto direttamente al contraffattore ed è nata una collaborazione tra Cliente e (ex) Contraffattore, che ha a sua volta portato alla nascita di un nuovo importante business.
C: Visto che questo dispositivo sarà venduto in tutto il mondo temiamo contraffazioni a pioggia.
V: Immagino di sì, lo suppongo anch’io.
C: Per difenderci dovremo spendere milioni.
V: Quanto avete speso per difendervi dalla contraffazione dell’ex Contraffattore.
C: 0 (fatto gesto con la mano).
V: Ecco…
C: Si ma lì non abbiamo speso perché l’ex Contraffattore intendeva cooperare.
V: Sbagliato, non vi avrebbe mai dato un Euro, perché avrebbe dovuto. Gli avete mostrato il brevetto si è un po’lamentato e vi ha riconosciuto una royalties.
C: (annuisce).

Elon Musk e i brevetti

Sono un grande estimatore di Elon Musk.

Impensabile come un uomo possa pensare e fare tutti i passaggi necessari per portare l’uomo su Marte, oltre l’eroico!

Devo però fare i conti con le sue parole sui brevetti:

https://www.youtube.com/watch?v=IcIzaqSnBdA&ab_channel=ThenotsoboringMan

Elon sostiene che:

  • I brevetti sono inutili,
  • I brevetti arricchiscono solo gli avvocati, ad esempio nella lite tra Samsung ed Apple nessuno ci ha guadagnato (Strano ricordo 0,5 Miliardi di Dollari pagati da una parte all’altra),
  • I brevetti servono per rallentare la concorrenza (ma non erano inutili?) ma a lui non interessa rallentare la concorrenza.

Ma l’argomentazione vincente è: se al gruppo Tesla Motors non interessano i brevetti, perché il deposito dei brevetti è più di 300 ogni anno? (Fonte: https://insights.greyb.com/tesla-patents/).

Come dicevano una volta: “Guarda quello che la gente fa, non quello che la gente dice“.

OK, i brevetti sono impopolari al grande pubblico, è diverso. Elon Musk è un grandissimo imprenditore e sa che la sua immagine è fondamentale!

Un dono avvelenato per i designer italiani

Diversi clienti, operativi soprattutto nel ramo design, nell’ultimo anno sono tornati alla LM dopo una breve infruttuosa fuga.

Sono sempre rimasto stupito della fuga di questi clienti, i nostri costi non sono elevati, sono il minimo ragionevole per una buona consulenza. Evidentemente sono stati attirati con promesse di costi sostanzialmente nulli (oltre le tasse) o hanno optato per il fai da te.

La realtà è che questi clienti hanno ricevuto un dono avvelenato, proprio come Biancaneve.

Infatti, la “semplificazione” nelle procedure di deposito di design (cosa che avviene anche, e con conseguenze addirittura peggiori, per i marchi) non è stata assolutamente affiancata ad una semplificazione nel giudizio della validità e della contraffazione dei design. Quest’ultimo non può essere semplificato affatto ed anzi diventa più complesso ogni anno.

Conseguentemente, le aziende (od uffici attrezzati per altri fini) si sono trovate procedure di deposito da 5 minuti che hanno portato ad una sostanziale nullità di anni di lavoro di design. Per risparmiare poche centinaia di Euro di consulenza hanno dilapidato, inconsapevolmente e incolpevolmente, il patrimonio di design della loro azienda!

Ad esempio, i design depositati sotto forma di fotografia possono avere una valenza eccessivamente ridotta.

I design sotto forma di disegni, privi di colore, sono invece più ampli, ma possono essere nulli perché troppo ampli e non nuovi.

I design di oggetti trasformabili, mobili, accendibili, devono essere depositati in una pluralità di configurazioni.

Non solo, se una porzione del design è importante rispetto alla restante parte è bene isolarla e non depositare tutto il prodotto.

Questi sono solo alcuni esempi che fanno capire come possa essere complessa anche solo la scelta delle immagini da depositare. Essa deve essere dettata dall’esperienza conoscenza e sensibilità del consulente.

La detta scelta è inoltre senza possibilità di ritorno. Ed infatti dopo il deposito non solo il design depositato non può essere corretto, ma può addirittura annullare un design successivo.

Tutto ciò è aggravato dal fatto che, il titolare si accorge spesso solo dopo alcuni anni di aver ricevuto un dono avvelenato, proprio quando si presentano immancabilmente le copie del design, i competitor avveduti, infatti, individuano gli errori e ne approfittano.

Inoltre, il design Internazionale ha ulteriormente peggiorato la situazione, offrendo design Statunitensi e Giapponesi come semplici e alla portata di tutti. Niente di più falso, abbiamo visto tali design completamente annullati!

Insomma, è come se gli uffici internazionali avessero enormemente semplificato le procedure di accesso agli incontri ufficiali di boxe e i principianti si trovassero, compilando un form, a combattere con Tyson, credendo, fino al primo pugno ricevuto, che la parte problematica dell’incontro fosse accedere al ring!

Ritorno alla mia proposta posizionare su EUIPO, ESPACENET, WIPO un warning: “Accesso riservato ai professionisti abilitati, chiunque entra lo fa a suo rischio e pericolo”.

(image credit: https://twitter.com/_natalico_)

We are hiring

Alla Lunati & Mazzoni cerchiamo un nuovo ingegnere (meccanico, energia), anche al primo impiego, che intenda diventare consulente in brevetti.

Indispensabili: voglia di fare e di imparare e un ottimo possesso della lingua inglese!

Se interessati inviate curriculum a candidature(at)lunati-mazzoni.com

Elon Musk ed il problem-solution approach

Il visionario imprenditore Elon Musk compie oggi 50 anni.

Un suo famoso discorso recita:

“If you can properly phrase the question, then the answer is the easy part.”

[Se la domanda è ben posta, la risposta è semplice].

Insomma, secondo Musk porre le domande giuste è la parte difficile del lavoro.

Sono assolutamente d’accordo con lui, perché ho riscontrato nel mio mondo la stessa cosa, ne ho parlato anche nel mio libro (Link).

Traduco brevettualmente la citazione.

Negli esami brevettuali è stato definito il problem-solution approach, un procedimento ideato dall’European Patent Office per valutare l’inventività delle nuove soluzioni oggetto di domanda di brevetto.

Il problem-solution approach, si rispecchia nella dualità domanda-risposta della citazione di Elon Musk: il problem è la domanda e la solution è la risposta.

Nel mio lavoro ho visto decine di solution che erano apparentemente molto semplici. Infatti, molto spesso, per mia esperienza, la chiave dell’innovazione non è la soluzione ma il problema tecnico specifico di settore, proprio come la domanda è la parte complessa del sintagma domanda-risposta.

Mi piacerebbe avere più inventori (li chiamerò così, che essi siano tecnici o imprenditori) che mi contattassero con il problema, quelle poche volte che è capitato è poi stato un successo. Solo gli inventori esperti sono a contatto con il problema tecnico. Conoscere il problema tecnico significa conoscere la tecnologia, i desideri dei propri clienti, significa avere il polso della situazione. Il problema tecnico è la porta dell’innovazione. La soluzione, tante volte, non è così complessa per Università e uffici di ricerca.

Paradossalmente, molte volte, gli inventori hanno la risposta e non la domanda, la solution e non il problem e sta a noi patent attorney ricostruire a posteriori, e non senza difficoltà, il problema, ossia la domanda.

Cari inventori, i vostri problemi [tecnici] valgono oro!